poesie, prose poetiche, dialoghi/monologhi in versi

La nostra preferenza, a dir poco suicida, va alla poesia, tanto bistrattata da editori e lettori. Dai primi perché considerata un genere che “non vende” (ma per ovviare a questo inconveniente molti hanno ben pensato di “venderla” ai poeti da essi pubblicati, così, tanto per recuperare l’investimento); dai secondi perché giudicata, spesso a giusto titolo, incomprensibile, elitaria, obsoleta e anche un po’ pallosa. Beh, la bella notizia è che, per fortuna, non esiste solo questo tipo di poesia. Quella che ha, per tot secoli, rovinato la reputazione della poesia in toto, allontanandola dalla gente, dal mondo, dalla strada, dalla vita. Colpevoli certe élites intellettuali, la critica, la scuola, i poeti stessi. Noi siamo seguaci dell'altra faccia della poesia. Quella giudicata, in maniera fin troppo semplicistica, anti-letteraria. Quella che non si autolegittima facendo sfoggio di un linguaggio aulico, asservito all'egocentrismo dell'io-lirico. Certo, ciò non significa che tutto possa passare per poesia...
I nostri preferiti sono “i poeti malgrado loro stessi”. Quelli che la poesia ce l’avrebbero comunque avuta dentro, anche se fossero stati analfabeti. O quegli scrittori che, buttando giù versi quasi per distrarsi, si sono accorti di essere anche (o soprattutto) poeti. 
Sono bardi, menestrelli contemporanei che cantano il loro e il nostro quotidiano, allietando, provocando, stimolando, indignando, commuovendo. Insomma suscitando un qualche cavolo di emozione o riflessione. 
Ben venga la sagacia, anche salace. L’ironia, la durezza e la rabbia, che sono poi altri modi per essere dolci, senza dare a vederlo. La bellezza della poesia non ha un solo volto e quando porta i lineamenti marcati della sincerità e dell’onestà intellettuale, non può che essere "un tipo". 
Vogliamo leggere e dare da leggere una poesia che ci rivolga la parola, che non si chiuda in se stessa ma dialoghi con noi fin quasi a tentarci a prendere la penna in mano e improvvisarci poeti. Come per gioco. Terribilmente serio.

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