Per molti anni ho vissuto in bilico tra vita e morte, senza neanche saperlo. Ho creduto che stessi realmente vivendo, mentre parlavo con gli amici, mentre andavo al lavoro e quando facevo l’amore con la mia donna. Ma quella non era vita, era sonnambulismo. Era come bere a piccoli sorsi dal bicchiere della morte. Poi, un giorno, presi in mano un libro, ne sfogliai alcune pagine e provai di nuovo qualcosa. Mi misi a piangere, a ridere e mi arrabbiai anche, proprio come l'uomo che aveva scritto quel libro. Iniziai a vedere e a sentire davvero. Un libro ha questo potere. Uno scrittore che dice tutta la verità su se stesso e che trova il coraggio per raccontarla, ha questo potere. Allora spazza via la polvere. Vendi la tua auto. Lascia il lavoro. Grida in faccia alla gente per strada. Brucia la tua casa fino alle fondamenta e poi incomincia a costruirne una nuova. Vivi! Cristo santo, è tutto quel che abbiamo. Una sola opportunità.

Dan Fante

Dan (Daniel Smart) Fante (Los Angeles 1944 - 2015), figlio secondogenito del celebre scrittore italo-americano John Fante e di Joyce Smart, redattrice e poetessa, a vent’anni abbandona gli studi e la città natale per recarsi a New York dove vivrà, per dodici anni, di espedienti e piccoli lavori (tassista, commesso, venditore al telefono, guardiano di notte, investigatore privato...). Dopo l’alcol, la droga, la prigione, i divorzi e la depressione, a quarantacinque anni intraprende la carriera di scrittore. È autore di romanzi (Angeli a pezzi, Agganci, Buttarsi), che vedono come protagonista il suo alter-ego Bruno Dante, ma anche di racconti (Mae West), poesie e commedie (Don Giovanni). Nel 2011, ha pubblicato negli Stati Uniti l’autobiografia Fante: A Family's Legacy of Writing, Drinking and Surviving. Nel 2013 esce, sempre negli USA, il giallo Point Doom e in Italia la traduzione della sua prima raccolta poetica (Gin&Genio, WhiteFly Press/Vague Edizioni). Ha insegnato per anni scrittura creativa presso l’Università di U.C.L.A. e da tempo viveva con la famiglia a Sedona (Arizona). Ogni estate visitava la cittadina abruzzese di Torricella Peligna da dove, nel 1901, il nonno Nicola (Nick) Fante partì per l’America.