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“Nell’identificazione della psicologia di Maria Marchesi oscilliamo nel dubbio fra la donna violata e riparata nella sua mente e l’individuo narcisista arroccato nel pensiero della propria superiorità. Le due cose sono in realtà intercambiabili, perché l’una non esclude l’altra. In numerose scene poetiche, la Marchesi mostra il suo corpo violato e abusato: ma il corpo violato potrebbe essere una metafora adoperata da un uomo per rappresentare la propria anima che, nel mercimonio dell’esposizione pubblica, si sente stuprata. Le poesie della Marchesi potrebbero dunque essere state scritte tanto da una donna che abbia trascritto letteralmente la sua storia, quanto da un uomo che abbia subito violenze nell’anima, che l’alta opinione di sé fa avvertire come intollerabili. In questo caso, l’autore, un uomo, avrebbe raccontato letterariamente (non letteralmente) le violenze subite dalla sua sensibilità.”
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“Non di meno: se i versi della Marchesi fossero stati scritti da un uomo o anche da una donna, che però non sia mai stata violentata né segregata in un ospedale psichiatrico, qualcosa cambierebbe in noi lettori? Certo, cambierebbe lo stato empatico (dovremmo sciogliere il vincolo di identità), ma non l’impatto emotivo né l’ammirazione che si deve al grande scrittore.”
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Nicola Ghezzani vive e lavora a Roma. È psicologo, psicoterapeuta, formatore alla psicoterapia e autore di numerosi saggi, articoli, libri. Ha formulato i principi della psicoterapia dialettica. Scrittore da sempre, ha dedicato una parte considerevole del suo lavoro psicologico, terapeutico e di ricerca alle dotazioni psichiche e alla creatività.

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