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“Nessuno sa niente, se non quello che i versi stessi vogliono darci da bere. Nessuno si accanisce per dare un colore d’occhi o di capelli a quei tormenti. Nemmeno dopo che la Marchesi vince, ex equo, con L’occhio dell’ala, l’edizione del 2004 del premio Viareggio, sezione Poesia. Premio del resto mai ritirato, né di persona, né tramite delega. […] Nessuno l’ha mai vista, nessuno sa chi sia, non ha un recapito, impossibile rintracciarla. […]

Già, perché intanto Maria Marchesi è morta. Da quasi tre anni (gennaio 2012), morta e sepolta a Roma, mi si dice. Solo che all’Ufficio Decessi non risulta, da nessuna parte, in nessun loculo, in nessun vaso di terracotta della capitale. Ah, avrebbero riportato le sue ceneri in Friuli? Perché, stando a quanto riportato nella sua prima raccolta edita, Maria sarebbe nata in Veneto da padre friulano e madre lombarda. Da qualche parte ho annotato una data di nascita. 1925, agosto. Dove, non si sa, e il Veneto non è una pozzanghera. […]

Qui non siamo di fronte a un semplice caso di uso di pseudonimo. Queste due donne, una esistita ma incapace di scrivere, l’altra probabilmente mai esistita ma della quale restano versi di rara bellezza, in qualche modo si sono incrociate. Se non fisicamente, per lo meno nell’immaginario, nella mente, nella scrittura di un terzo. Roma e Santa Maria della Pietà sono forse il punto d’intersezione. […]”

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